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Hanno detto di me

“Possedeva tutti e sei gli attributi dell’avventuriero: la memoria per i nomi e per le fisionomie, con la capacità di alterare la propria; il dono delle lingue; un’inventiva inesauribile; segretezza; il talento di attaccare discorso con gli estranei, e quella libertà dai vincoli della coscienza che sorge dal disprezzo per i torpidi ricchi che l’avventuriero fa sua preda.” (T. Wilder, Il ponte di San Luis Rey)

“È così intelligente da essere incapace di fare qualsiasi lavoro pratico…” (L. G. W. Persson, Tra la nostalgia dell’estate e il gelo dell’inverno)

“Risata facile, giovialità, vivacità, allegria e, soprattutto, talento, sensibilità e applicazione.” (J. U. Ribeiro, Lussuria)

“Quanta verità, quanta saggezza c’era nelle sue parole!” (M. Twain, Shakespeare è davvero morto?)

“Accidenti a te, come sei severo. Pretendere che un uomo segua i suoi stessi consigli.” (C. Mc Carthy, Città della pianura)

“I was an ass till I knew you” (R. L. Stevenson, The Body Snatcher)

“Che romanista, cari signori!” (T. Mann, La montagna incantata)

“Era come parlare con Dio: il timore reverenziale non era sufficiente a disperdere l’enorme sollievo che derivava dall’essere presi in considerazione.” (V. Chandra, Terra rossa e pioggia scrosciante)

“Tutto in lui era bellezza ed espressione, tutto in lui era rischiarato dalla genialità e dal lume della vita spirituale.” (S. Lagerlöf, La saga di Gösta Berling)

“Non fece uso del suo potere proprio perché lo aveva.” (R. Tagore, La casa e il mondo)

“Ricordi quasi tutto e questo è male.” (D. Gorret, Venticinque maniere per morire)

“Quel modo truce e onesto, solo apparentemente spietato, di giudicare gli altri.” (A. Piperno, Con le peggiori intenzioni)

“Un vero cuore d’oro, che si toglierebbe il pane di bocca… E in più gentile, e sempre in gamba e sempre allegro, una vera benedizione! (E. Zola, Il dottor Pascal)

“La sua intelligenza curiosissima, è chiaro, gli dava il privilegio di intuire il subconscio degli individui […]. A ciò si aggiunga un coraggio spontaneo e naturale nell’espressione del proprio pensiero, ed ecco spiegate l’ammirazione, l’invidia e l’ostilità che tanti nutrivano nei suoi confronti.” (D. Barenboim, Ricordo di Edward Said)

“Amava quella sua immagine di uomo saggio, mite, indipendente. Si dimostrava sempre utile e disponibile, affascinava spesso le persone e le donne, finché queste, dopo poco, ritenevano di non poter aggiungere altro a quanto lui già possedeva.” (U. Riccarelli, Il migliore amico dell’uomo anzi della donna)

“Guarda che stile. Guarda che termini. Guarda quanti livelli di significato. Guarda che sintassi: varia, raffinata, complessa.” (F. McCourt, Ehi, prof!)

“Ha fatto di tutto. Umorismo, suspense, poesia, romanzi, storia, viaggi: non c’è argomento che non sia in grado di trattare.” (C. Portis, Maestri di Atlantide)

“Ah, che bellezza! Che grandezza, che genio, che poesia!” (W. Gombrowicz, Ferdydurke)

“What was his travelling, his bachelorhood, but a search for his element? He was thirty-four and still seemed to be merely visiting the world.” (J. Updike, I’m Dying, Egypt, Dying)

“See what it is to be a traveler. Right!” (R. L. Stevenson, Treasure Island)

“Era abituato alla solitudine, ma l’assenza di responsabilità immediate gli rovesciava addosso un flusso impetuoso di ricordi” (V. Chandra, Amore e nostalgia a Bombay)

“Ha quella piacevole leggerezza di tratto tipica dell’uomo che vale e sa di valere.” (R. Walser, Jakob von Gunten)

“Aveva delle forti passioni e un’immaginazione infuocata; ma la fermezza l’aveva salvato dai soliti errori della gioventù.” (A. Puškin, La donna di picche)

“Questo è un uomo che sa sopportare. Quest’uomo è degno della mia generosità!” (S. Perricone, La notte)

“Volevo chiedergli, possibile che la tua vita fosse diventata una cosa che ormai serviva soltanto agli altri?” (A. Munro, La vista da Castle Rock)

“Se fossi un critico dovrei dire che si trattava di un continuatore accrescitivo di Joyce, ma meno puerile o senile dell’ultimo Joyce che seguiva alla lontana.” (J. Marías, Tutto male torna)

“Quella che a prima vista sembra una occhiata distratta e scherzosa si rivela – rileggendo – uno sguardo geniale.” (F. Varanini, Leggere per lavorare bene)

“Preferiva arrivare in anticipo piuttosto che correre il rischio di perdere la coincidenza.” (B. Carvalho, Undici)

“La puntualità era la sua malattia: una spinta più forte di ogni tentazione. Neanche un principio morale. Né un precetto di buona educazione. Invece un bisogno animale, senza merito dunque.” (G. P. Nimis, Il tallero di Günzburg)

“Leggeva e scriveva, assomigliava un po’ al dottor Zivago, credo.” (Q. Xiaolong, Quando il rosso è nero)

“Ma nonostante facesse di tutto per non darlo a vedere, io so che quello era un uomo con la U grande. Uno dei pochi. Un pellegrino vero.” (N. Artuso, Il passo perfetto)

“Gli piaceva osservare, dedurre, indovinare, scoprire facce nuove, soppesare figure in ascesa, potenti in declino, patti taciti, tradimenti da salotto, delitti sociali.” (E. Mendoza, La verità sul caso Savolta)

“Pareva vivere unicamente secondo la propria legge e ubbidire solo al proprio codice di comportamento.” (I. Némirovsky, Jezabel)

“Tale senso di autorità emana dalla sua scarna figura che nessuno accenna a reagire.” (F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov)

“La melanconia del carattere, l’intelligenza inasprita, la bontà d’animo, perfino le debolezze e i vizi, compagni inevitabili dell’umanità, tutto era in lui attraente fuor del comune.” (Alexàndr Puškin, Viaggio ad Arzrúm)

“Sempre più scopro la bontà e la saggezza di quest’uomo e sento che ha qualcosa d’importante da dare.” (T. Tarnoff, Il venditore d’ossa di Benares)

“Un eroe della resistenza alla mediocrità del mondo.” (S. Quadruppani, In fondo agli occhi del gatto)

“Tu hai paura di te stesso. Di niente altro. Questo vale anche per me.” (H. Mankell, Scarpe italiane)

“I posteri se lo ricorderanno, e a lui, che gliene viene?” (M. Morazzoni, Un incontro inatteso per il consigliere Goethe)

“Magari è uno di quei tipi tranquilli, troppo saggi per desiderare l’immortalità.” (S. Sant’Anna, All’imbocco del tunnel)

“L’uomo era colto, intelligente, sveglissimo, ma si sentiva che non aveva alcun bisogno di dimostrarlo. Era sereno.” (T. Terzani, Un altro giro di giostra)

“Geniale, geniale, geniale! E profondamente altruista.” (A. Bracci, Il treno)

“Anzi, è l’uomo perfetto, oserei dire.” (R. Charbonnier, La sorella di Mozart)

“À d’aussi augustes sentences, il n’y a rien à ajouter.” (A. Nothomb, Hygiène de l’assassin)

“Mai nessuno ha parlato così di se stesso.” (I. Bachmann, Ondina se ne va)
Plagio!
11 agosto 2008

Acc… il mio amico Marco L. – non da Roma, ma dalla Germania! – mi segnala un caso di evidente plagio. Il Romanista avrebbe utilizzato il titolo del mio libro per raccontare le ultimissime notizie sulla trattativa in corso fra la Roma e Julio Baptista.

Sarò magnanimo, e non farò causa al Romanista. Anche perché… per me è pur sempre rassegna stampa!








permalink | inviato da francescodenti il 11/8/2008 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
letteratura
¡Arriba, arriba! su Alias
27 luglio 2007

Mi segnala il mio editore (http://www.fbe-edizioni.it/) che su Alias, supplemento del Manifesto del 21/07/2007, c’è uno speciale estivo su “Il giro del mondo in 41 libri”, scelti da Luciano del Sette.

“Là dove le guide turistiche non arrivano”, ecco allora “una piccola collezione di libri in grado di far luce su storie, emozioni, suoni e sapori di paesi diversi”.

Ma il bello è che il libro scelto per rappresentare il centro America è il mio ¡Arriba, arriba!.

Questi i commenti di Luciano del Sette:

“Il mestiere di producer dei canali di intrattenimento Fox si riflette sulla scrittura di Denti, conferendole un taglio «televisivo». Il che non deve suonare come giudizio negativo. Ma, piuttosto, avvertimento al lettore che si troverà a seguire un viaggio raccontato con una prosa fortemente costruita per immagini. Ciò conferisce una sua originalità alla formula abusata del diario.”

Tiè.

letteratura
Dopo Padova
9 marzo 2007



Eccomi di ritorno dopo la presentazione a Padova, che è stata proprio una bella esperienza: partita come conferenza e terminata come amabile chiacchierata da salotto letterario. Merito della prof.ssa Luisa Scimemi, presidentessa del comitato padovano della società Dante Alighieri, e del simpatico Nicola Artuso, autore de Il passo perfetto, che hanno condotto l’evento. Ma merito anche di tutte le persone presenti, di chi ha fatto domande, di chi ha espresso opinioni e di chi le ha manifestate con smorfie o cenni del capo. E poi di chi ha semplicemente (si fa per dire) ascoltato. E infine di chi, encomiabile, ha comprato ¡Arriba, arriba!.

Grazie a tutti.

 

Per i curiosi, riporto qui sotto il mio primo intervento (più o meno):

 

“Quando ho visto il titolo di questa presentazione,Viaggiare giovane, non sono riuscito a trattenere un sorrisetto: c’è qualcosa che mi torna poco.

Ben sette/otto anni fa, in occasione di una importante fiera internazionale del turismo, a Milano, sono stato invitato dall’Associazione Ostelli della Gioventù e dalla Federalberghi a parlare del mio romanzo-diario sull’interrail Lo spolverino nero da tre zloty, che era stato appena pubblicato. Beh, la conferenza era intitolata Viaggiare giovane, viaggiare bene, e io, che a dire il vero avevo scritto il libro 5 anni prima della pubblicazione, avevo da poco superato l’età massima per comprare i biglietti interrail (26 anni), e già sentivo di non essere più un “giovane” in senso stretto.

Un paio d’anni dopo quella fiera, sono partito per il viaggio solitario in centro America che ho poi raccontato in Arriba, arriba!. Ecco, vorrei leggervi al volo un breve passo di Arriba in cui paragono il me stesso più o meno ventenne interrailer nell’Europa dell’est (uno dei tre protagonisti de Lo spolverino) e il me stesso trentenne nel Messico di Arriba, arriba!. 

(per chi ha Arriba, arriba!: leggi tutto il primo paragrafo di Playa del Carmen, a pag. 111)

Beh, era il 2002, e mi consideravo giovane proprio per il rotto della cuffia. Da allora sono passati altri 5 anni: comprendete il mio sorrisetto…”

 

                                                                                                                       

Cavolo. Ogni tanto me ne dimentico, ma io Lo spolverino nero da tre zloty l’ho scritto a ventidue anni. Dodici anni fa. In genere gli scrittori smettono di sentirsi legati alle proprie opere nel momento in cui queste arrivano alla pubblicazione. L’uscita in libreria è l’età dello svezzamento, quella in cui il libro non ha più bisogno del suo genitore. Eppure…

 

Una mia amica mi ha fatto notare che anche Bret Easton Ellis aveva ventidue anni quando ha scritto Meno di zero. Me lo sono andato a risfogliare. E ho trovato questa frase:

 

“Non voglio che me ne importi. Se tengo alle cose, sarà ancora peggio, sarà soltanto qualcos’altro di cui preoccuparsi. È meno penoso se non te ne importa niente.”
(Bret Easton Ellis, Meno di zero, Tullio Pironti Editore, 1986. Traduzione di Francesco Durante).

 

Va bene, Bret. Ho capito. Sarò un sentimentale. Sarò, come dici tu, “penoso”…




permalink | inviato da il 9/3/2007 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Mercoledì 7 marzo, presentazione a Padova!
2 marzo 2007


Udite udite!

La prestigiosissima…

Società Dante Alighieri - Comitato di Padova

presenta

Viaggiare giovane. FRANCESCO DENTI e i suoi diari di viaggio: ¡Arriba, arriba! (www.fbe-edizioni.com) e Lo spolverino nero da tre zloty (www.rivistaorizzonti.net/spolverino/).

interviene Nicola Artuso, autore de Il passo perfetto (www.ilpassoperfetto.it/).

Mercoledì 7 marzo, ore 17.00. Padova, Palazzo Comunale, sala Paladin.

Naturalmente siete tutti invitati (e intanto io ringrazio per il “giovane”!).




permalink | inviato da il 2/3/2007 alle 9:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
L’altra sera, da Mel Bookstore
13 novembre 2006

 

A vedere la saletta-eventi della libreria Mel Bookstore strapiena, con la gente in piedi accalcata nell’attigua caffetteria, direi che la presentazione di “¡Arriba, arriba!” è andata molto bene.

A sentire le impressioni dei presenti, sembra che sia stata addirittura trionfale.

E il fatto che le tante copie di “Arriba!” recapitate quel pomeriggio dal distributore non siano comunque bastate a soddisfare tutte le richieste, beh, mi pare un segnale inequivocabile.

Segnale di che cosa?

Segnale che Francesco Denti (lo scrittore) ha tanti lettori, e che l’annuncio della presentazione su questo blog, sul sito della libreria e sulla cronaca di Roma de “La Repubblica” ha smosso fiumane di fans?

Segnale che Francesco Denti (la persona) ha tanti amici affezionati, che hanno voluto farlo brillare agli occhi dell’editore?

Segnale che Francesco Denti (quello ormai introdotto nel mondo della pubblicità, della televisione e dell’editoria) conosce un sacco di gente che spera in un consiglio, un contatto o un calcio in culo?

Più ci penso, e meno il segnale mi sembra inequivocabile. Però vedere tutte quelle persone che magari sono uscite prima dal lavoro per esserci; sentire commenti come “ma lo sai che è stato tutto divertentissimo? Io mai me lo sarei aspettata da una presentazione di un libro”, “Grande Frank, ottimo showcase!”, “sei riuscito a essere spiritoso e coinvolgente quasi come un tuo libro”; autografare una montagna di libri con la gente in fila davanti a te che aspetta il proprio turno… lasciatemelo dire: è stato davvero esaltante. Stupendo.

E quindi, grazie ancora una volta a Furio del Trio Medusa per aver presentato “¡Arriba, arriba!” insieme a me e all’editore Fabio Badin. Ma soprattutto, grazie a chi ha riempito la sala di Mel Bookstore, dando l’impressione al personale della libreria e a chi passava di lì che questo Francesco Denti sia proprio uno scrittore vero.


 




permalink | inviato da il 13/11/2006 alle 15:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Si parla di “¡Arriba, arriba!”: da Mel Bookstore (via Nazionale 254, Roma), venerdì alle 18.00
6 novembre 2006

Cari amici, parenti, colleghi ed ex colleghi di lavoro, compagni di scuola, amici di amici, persone conosciute in vacanza, in rete, all’ippodromo o in fila alla posta,

 

vi informo che venerdì 10 novembre, dalle ore 18.00, io sarò alla libreria Mel Bookstore di Roma con l’editore Fabio Badin (FBE Edizioni) e il Trio Medusa* (!!!) per presentare “¡Arriba, arriba!”. Se avete voglia di passare, mi date una grande gioia (e mi fate fare bella figura con l’editore, il che non guasta).

 

Se avete già letto il libro, è un’occasione per parlarne insieme: fateci domande, toglietevi qualche curiosità, diteci la vostra.

Se non l’avete letto, venite a sentire di che si tratta: magari vi viene voglia di leggerlo…

Se poi non vi importa niente di “¡Arriba, arriba!”, potete comunque comprarne una copia, anche solo per farvela autografare dai ragazzi del Trio Medusa.

 

Io spero di vedervi, e allora…

 

… appuntamento a venerdì, dalle ore 18.00. Libreria Mel Bookstore, via Nazionale n. 254 (fermata metro “Repubblica”).

 

Ciao

 

Francesco

 

 

* salvo chiamata d’emergenza de “Le Iene”

 

 

 

 

Di che parla “¡Arriba, arriba!”?

(dal risvolto di copertina e dal sito dell’editore www.fbe-edizioni.com)

 


Pensioni pulciose, autobus che sembrano avere la stessa età delle piramidi maya, una moltitudine di comparse indolenti e baciapile. Il confine tra religione e folclore è una linea sottile, quello tra Messico e Guatemala una baracca nel fango. Questo è il diario di un mese a zonzo per l’America centrale, un viaggio che Francesco Denti ha compiuto rigorosamente da solo, con il suo zaino come unica zavorra. Una lettura gradevole,acuta, profonda e piacevolmente leggera.

Un lungo racconto di viaggio, suddiviso in tappe più che in capitoli. Protagonista assoluto è l’io narrante: un viaggiatore solitario a caccia di avventure, impressioni, esperienze da collezionare e da ricordare. Ma il sovrano azteco Motecuzoma II, l’antagonista, per quanto presenza impalpabile non è certo meno importante; e appare qua e là, all’improvviso, sotto forma di crudele minaccia, ma anche come coscienza del viaggiatore, che per nessuna ragione al mondo vorrebbe essere preso per un turista. Sullo sfondo, luoghi meravigliosi, piramidi maya, acque cristalline, animali esotici, foreste lussureggianti, bizzarre situazioni. E poi un’irresistibile galleria di personaggi che, più o meno incisivamente, incrociano la strada del viaggiatore solitario.

 

 

 




permalink | inviato da il 6/11/2006 alle 18:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
letteratura
Grazie Turin!
12 maggio 2006

Apprendo or ora dal mio editore che…

…alla Fiera del Libro appena conclusa, solo Le vie incantate di Parigi* e Era meglio se stavo a casa!** hanno venduto più copie del mio ¡Arriba, arriba!.

Grazie, grazie, grazie. Sono sul podio dello stand insieme a nomi davvero illustri.

* la Parigi sotterranea e misteriosa raccontata da J. Yonnet, un autore caro a R. Queneau e J. Prévert.

** racconti di viaggi nati male e finiti peggio, firmati da D. Lapierre, I. Allende, P. Theroux e altri pezzi da 90.




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“Arriba” a Torino, con FBE e Magenes
3 maggio 2006

Domani comincia la Fiera del Libro a Torino. Una Fiera che sarà ricordata per tanti motivi, ma uno su tutti: per la prima volta nella storia della kermesse torinese, uno stand avrà l’onore di ospitare (e di vendere, beninteso) ¡Arriba, arriba!, l’irresistibile reportage romanzato di un viaggio nell’America centrale scritto da Francesco Denti e pubblicato da FBE Edizioni.

Fate un salto allo Stand C26, Padiglione 1 e compratene almeno una copia: e poi vediamo se per la seconda ristampa dobbiamo aspettare fino a dopo l’estate! Hmpf!

P.S.: allo stand C26 ci troverete, per la prima volta insieme, FBE e Magenes. Siccome è una notiziona, vi allego il comunicato stampa del nuovo gruppo editoriale.

Nasce il Gruppo Editoriale FBE-Magenes

Farà il suo esordio alla Fiera del Libro di Torino il Gruppo Editoriale FBE-Magenes nato dall’alleanza operativa tra le due case editrici milanesi che lo costituiscono.

L’obiettivo di questa unione è di raggiungere una quota sensibile del mercato del turismo e del tempo libero, offrendo ai lettori una produzione di qualità che spazia dalla narrativa di viaggio alle guide turistiche, dai diari di bordo alla narrativa e alla manualistica legata al mare.

FBE, nata nel 2003, è conosciuta sul mercato per la propria produzione legata alla narrativa di viaggio nella più ampia accezione del termine. I suoi libri vogliono far penetrare il lettore nello spirito e nella vita quotidiana di ogni Paese facendo scoprire il mondo dai racconti di chi il mondo lo vive o lo ha vissuto veramente. A fianco di guide turistiche dedicate a itinerari non convenzionali, FBE pubblica romanzi, diari, appunti di viaggio e reportage che illustrano gli aspetti di ogni nazione che solitamente rimangono nascosti al turismo classico.

Magenes dal 2003 pubblica una collana interamente dedicata alle storie di mare, pensata per avvincere e intrigare tutti coloro che amano viaggiare con la fantasia o con la vela. La produzione si sviluppa su due rotte parallele e complementari: a racconti di grandi imprese, diari di bordo, storia della marineria, romanzi d’avventura, classici da lungo assenti dalle librerie si affiancano guide e manuali tecnici di vela e di subacquea.

La creazione del Gruppo Editoriale FBE Magenes consentirà di ottimizzare i costi, unificare le strategie e potenziare l’offerta, proponendo già un primo catalogo di sessanta titoli.

La promozione del gruppo verrà seguita da Lineabook e la distribuzione nazionale affidata a PDE.

Le due case editrici manterranno la loro autonomia nelle scelte editoriali. Fabio Badin sarà il responsabile delle collane FBE e Francesco Altieri delle collane Magenes.

Si separa da Magenes dopo 6 anni il marchio Addictions, la cui promozione e distribuzione restano affidate al CDA di Bologna.

Per maggiori informazioni contattare:

FBE Edizioni

Tel. 024451028

Fax 024451531

info@fbe-edizioni.it

Magenes Editoriale

Tel. 0266710816

Fax 0267100421

maree@nonsololibri.it

TORINO – STAND C26 PADIGLIONE 1




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letteratura
¡Arriba, arriba! – Gianluca Sodaro intervista Francesco Denti
23 marzo 2006

INCONTRI LETTERARI: Francesco Denti - di Gianluca Sodaro*

Mettiamola così: io sono un fan de Lo spolverino nero da tre zloty (pubblicato, tra l’altro, da Giuseppe Aletti, editore di questa rivista) e aspettavo da tempo l’uscita di un nuovo libro di viaggio firmato da Francesco Denti. Perché? Per quel suo modo di raccontare luoghi, avventure, avvenimenti in apparenza insignificanti, e soprattutto incontri con gente esilarante: quante volte mi sono chiesto se quelle persone e quei personaggi ritratti nello Spolverino fossero poi davvero così divertenti nella realtà, o se invece quell’originale bizzarria fosse dovuta esclusivamente allo sguardo sempre curioso, ironico e sornione dell’autore.

Finalmente, dopo una lunga attesa, di Francesco Denti è uscito ¡Arriba, arriba! (FBE Edizioni, pp. 144, euro 9,00), reportage romanzato di un viaggio nell’America centrale, una sorta di diario su cui l’autore ha costruito due fili conduttori alternativi: l’immagine della ex fidanzata, in memoria di cui o alla faccia di cui l’io narrante vive – ma più spesso non vive – le sue esperienze amorose centroamericane; e soprattutto lo spettro del vendicativo Montezuma, antico sovrano azteco che aspetta solo un passo falso del nostro viaggiatore per farlo capitolare miseramente.

Montezuma, in verità, è la coscienza dell’autore, un minaccioso grillo saggio sempre all’erta, pronto a scatenarsi nel caso in cui l’attento viaggiatore compia una leggerezza e si comporti, in un certo senso, da sprovveduto turista. Da turista italiano. È un po’ anche questo il tema di ¡Arriba, arriba!, vero? Gli italiani si fanno sempre riconoscere…

Non sono un esterofilo per partito preso e credo lo si possa capire leggendo ¡Arriba, arriba!, ma ogni tanto, in viaggio, mi capita di avvertire un fremito d’insofferenza nei confronti dei miei connazionali. Ci sono italiani e italiani, per carità, e probabilmente non è un caso se spesso, a migliaia di chilometri da casa, stringo rapporti di amicizia con persone che abitano a non più di due ore da Roma. Però sono testimone di episodi sempre più frequenti in cui i fratelli d’Italia, all’estero (presumibilmente non solo, ma è lì che lo noto di più), si comportano in maniera volgare, aggressiva, addirittura offensiva. O magari soltanto un po’ superficiale, stupida. E credo che la mia istintiva irritazione possa essere condivisa da molti lettori, verosimilmente viaggiatori anch’essi.

Tanto per cominciare: appena si sparge la voce che sono italiano, in ogni villaggio provano ad appiopparmi magliette, collanine, droghe, taxi, ristoranti (spesso italiani o sedicenti tali), giri in barca, perfino merletti centrotavola: perché? Francesi, tedeschi e spagnoli non vengono assillati allo stesso modo: perché noi esportiamo quest’immagine nazionale e nazional-popolare? Siamo rumorosi, ci muoviamo sempre in branco e stiamo dappertutto; arriviamo in un posto convinti di poter comprare il mondo e vivere da signori, esigiamo ogni comfort e sbuffiamo insofferenti se manca qualcosa. Poi però quando ci fanno pagare di più – sempre una miseria rispetto a quanto spenderemmo a casa nostra – ci lamentiamo con aria da vittime…

Che bel ritratto. Provi mai un po’ di vergogna quando devi tirare fuori il passaporto italiano?

Io sono contento di essere italiano, intendiamoci, e orgoglioso di essere romano. Ma quando vedo francesi che con accento ridicolo faticano a farsi capire in spagnolo, o perfino inglesi che superano la loro naturale ostilità verso qualsiasi altro idioma, mi ribolle il sangue nel sentire un mio concittadino che con stolida tranquillità parla romano, neanche italiano, e ripete la stessa frase due o tre volte (senza cercare sinonimi o perifrasi) con la medesima intonazione, fissando anzi la persona che ha davanti a sé come si guarda un imbecille. E pensare che lo spagnolo è così simile alla nostra lingua, che lo sforzo per intendersi sarebbe minimo (poco più che la classica aggiunta di una S alla fine delle parole).

Questo è un tipico esempio di scena effettivamente vissuta, e notata con un certo raccapriccio:

“Amigo, che stai a fa’ er furbo co’ me? Guarda che t’ho capito a che gioco stai a gioca’. Nun lo vojo l’arroz, ch’antro c’hai?… Ah, mo’ fai finta che no comprendi, eh? Che gran fijo de ‘na mignotta” (sussurrando all’amico) “questo ce vole rifila’ l’arosto pe’ forza!”.

Premesso che “arroz” vuol dire riso, è una questione di rispetto: siamo noi gli stranieri e a noi spetterebbe l’impegno di adattarsi agli usi, ai costumi e al linguaggio del luogo.

(Rido, ma è una risata un po’ amara.)

Non penso di avere pregiudizi nei confronti degli italiani, ma spesso mi mettono in imbarazzo con la gente del posto e con gli altri turisti.

È così bello, in viaggio, incontrare visitatori provenienti da ogni parte del mondo, e quando alla fatidica domanda “Da dove vieni?” io rispondo “sono italiano”, so benissimo che il pensiero immediato dell’interlocutore è “ah, eccone un altro”. Nonostante gli innumerevoli luoghi comuni sulla naturale simpatia italica, io sono convinto che partiamo svantaggiati quando all’estero vogliamo conquistare la stima di persone del luogo o di altri stranieri. C’è un motivo?

Forse sì. Io faccio uno sforzo per mantenere leggero lo zaino, lavando frequentemente le poche magliette e indossando gli stessi pantaloni per venti giorni (questo perché sono un viaggiatore, e non un turista!), poi arrivo in una piccola pensione dall’aria modesta, lascio il documento, il gestore nota la mia cittadinanza e mi affibbia la tariffa da italiano. E non ha tutti i torti, visto che prima di me sono passati tanti miei connazionali, persone che con ogni probabilità sfoggiavano un rutilante equipaggiamento da viaggio, centinaia di coppiette composte da una lei con pantaloni simil-militari pieni di tasche mai usate perché tanto entra tutto nel megamarsupio rosa legato in vita, dal passaporto alla macchina fotografica al burro di cacao; e un lui con un assortimento di coltellini svizzeri multiuso e altre diavolerie da Giovani Marmotte destinate a non servire mai a niente (andiamo, questa è gente che mangia sempre al ristorante, a colazione, pranzo e cena!).

In queste descrizioni degli italiani in viaggio hai un punto di vista simile a quello di Beppe Severgnini, sempre sospeso tra l’ironica constatazione e l’affettuoso disprezzo. L’italiano magari è anche il pollo ideale da spennare, per un negoziante/albergatore straniero?

Sì, senz’altro, e per due motivi ben precisi. Uno: compra di tutto, è un autentico maniaco dello shopping. Due: è convinto di essere un drago negli affari, e di non lasciarsi mai infinocchiare come quei tontoloni dei giapponesi o degli americani, che non provano nemmeno a contrattare prima di un acquisto. Sicuro di essere riuscito a strappare prezzi vantaggiosi – perché l’italiano è storicamente un dritto – spesso neanche sa che le tariffe per gente locale e per gringos sono diverse, e l’unico modo per non pagare cifre maggiorate è chiedere a uno del posto quanto paga e poi porgere i soldi contati al negoziante (o al bigliettaio, in caso di autobus e di battello).

Detto fra noi: tu lo capisci uno straniero che senza conoscerlo diffida di un italiano, è vero?

Mi secca ammetterlo, ma un po’ sì. Però vorrei mettere in chiaro una cosa: forse a volte sembro saccente, presuntuoso, orgoglioso di essere indipendente, autarchico, autosufficiente, do l’impressione di quello che sa sempre cosa fare, che è in grado di cavarsela con quattro lingue e di rispondere a tono ai funzionari corrotti della frontiera… magari rischio di risultare antipatico, perché no?

La verità è che cerco di vivere e vedere il più possibile, e quindi provo a fare dei salti mortali per incastrare ogni tappa in un itinerario già zeppo di mete, sapendo che forse sto esplorando posti dove non tornerò mai più, o comunque non in quel modo, in quelle condizioni, con quel livello di austerità. E in ogni caso, se anche un giorno fossi destinato a rimettere piede in quei luoghi, li troverei molto cambiati, forse stenterei addirittura a riconoscerli: lì il progresso viaggia a velocità esponenziale rispetto alla nostra civiltà…

Senza parlare troppo del libro, da questa intervista è venuto fuori chiaramente l’autore, il suo pensiero, il suo humour. A questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura, buon viaggio e… attenti alla vendetta di Montezuma!

* regista del film Cuore scatenato.

(articolo pubblicato su Orizzonti n. 28, marzo 2006)




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letteratura
“¡Arriba, arriba!” alla Fiera del libro di Viaggio
22 febbraio 2006

Dal 24 al 26 febbraio “¡Arriba, arriba!” sarà alla Fiera del libro di Viaggio a Catania.

www.fbe-edizioni.com

www.librodiviaggio.it






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