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Hanno detto di me

“Possedeva tutti e sei gli attributi dell’avventuriero: la memoria per i nomi e per le fisionomie, con la capacità di alterare la propria; il dono delle lingue; un’inventiva inesauribile; segretezza; il talento di attaccare discorso con gli estranei, e quella libertà dai vincoli della coscienza che sorge dal disprezzo per i torpidi ricchi che l’avventuriero fa sua preda.” (T. Wilder, Il ponte di San Luis Rey)

“È così intelligente da essere incapace di fare qualsiasi lavoro pratico…” (L. G. W. Persson, Tra la nostalgia dell’estate e il gelo dell’inverno)

“Risata facile, giovialità, vivacità, allegria e, soprattutto, talento, sensibilità e applicazione.” (J. U. Ribeiro, Lussuria)

“Quanta verità, quanta saggezza c’era nelle sue parole!” (M. Twain, Shakespeare è davvero morto?)

“Accidenti a te, come sei severo. Pretendere che un uomo segua i suoi stessi consigli.” (C. Mc Carthy, Città della pianura)

“I was an ass till I knew you” (R. L. Stevenson, The Body Snatcher)

“Che romanista, cari signori!” (T. Mann, La montagna incantata)

“Era come parlare con Dio: il timore reverenziale non era sufficiente a disperdere l’enorme sollievo che derivava dall’essere presi in considerazione.” (V. Chandra, Terra rossa e pioggia scrosciante)

“Tutto in lui era bellezza ed espressione, tutto in lui era rischiarato dalla genialità e dal lume della vita spirituale.” (S. Lagerlöf, La saga di Gösta Berling)

“Non fece uso del suo potere proprio perché lo aveva.” (R. Tagore, La casa e il mondo)

“Ricordi quasi tutto e questo è male.” (D. Gorret, Venticinque maniere per morire)

“Quel modo truce e onesto, solo apparentemente spietato, di giudicare gli altri.” (A. Piperno, Con le peggiori intenzioni)

“Un vero cuore d’oro, che si toglierebbe il pane di bocca… E in più gentile, e sempre in gamba e sempre allegro, una vera benedizione! (E. Zola, Il dottor Pascal)

“La sua intelligenza curiosissima, è chiaro, gli dava il privilegio di intuire il subconscio degli individui […]. A ciò si aggiunga un coraggio spontaneo e naturale nell’espressione del proprio pensiero, ed ecco spiegate l’ammirazione, l’invidia e l’ostilità che tanti nutrivano nei suoi confronti.” (D. Barenboim, Ricordo di Edward Said)

“Amava quella sua immagine di uomo saggio, mite, indipendente. Si dimostrava sempre utile e disponibile, affascinava spesso le persone e le donne, finché queste, dopo poco, ritenevano di non poter aggiungere altro a quanto lui già possedeva.” (U. Riccarelli, Il migliore amico dell’uomo anzi della donna)

“Guarda che stile. Guarda che termini. Guarda quanti livelli di significato. Guarda che sintassi: varia, raffinata, complessa.” (F. McCourt, Ehi, prof!)

“Ha fatto di tutto. Umorismo, suspense, poesia, romanzi, storia, viaggi: non c’è argomento che non sia in grado di trattare.” (C. Portis, Maestri di Atlantide)

“Ah, che bellezza! Che grandezza, che genio, che poesia!” (W. Gombrowicz, Ferdydurke)

“What was his travelling, his bachelorhood, but a search for his element? He was thirty-four and still seemed to be merely visiting the world.” (J. Updike, I’m Dying, Egypt, Dying)

“See what it is to be a traveler. Right!” (R. L. Stevenson, Treasure Island)

“Era abituato alla solitudine, ma l’assenza di responsabilità immediate gli rovesciava addosso un flusso impetuoso di ricordi” (V. Chandra, Amore e nostalgia a Bombay)

“Ha quella piacevole leggerezza di tratto tipica dell’uomo che vale e sa di valere.” (R. Walser, Jakob von Gunten)

“Aveva delle forti passioni e un’immaginazione infuocata; ma la fermezza l’aveva salvato dai soliti errori della gioventù.” (A. Puškin, La donna di picche)

“Questo è un uomo che sa sopportare. Quest’uomo è degno della mia generosità!” (S. Perricone, La notte)

“Volevo chiedergli, possibile che la tua vita fosse diventata una cosa che ormai serviva soltanto agli altri?” (A. Munro, La vista da Castle Rock)

“Se fossi un critico dovrei dire che si trattava di un continuatore accrescitivo di Joyce, ma meno puerile o senile dell’ultimo Joyce che seguiva alla lontana.” (J. Marías, Tutto male torna)

“Quella che a prima vista sembra una occhiata distratta e scherzosa si rivela – rileggendo – uno sguardo geniale.” (F. Varanini, Leggere per lavorare bene)

“Preferiva arrivare in anticipo piuttosto che correre il rischio di perdere la coincidenza.” (B. Carvalho, Undici)

“La puntualità era la sua malattia: una spinta più forte di ogni tentazione. Neanche un principio morale. Né un precetto di buona educazione. Invece un bisogno animale, senza merito dunque.” (G. P. Nimis, Il tallero di Günzburg)

“Leggeva e scriveva, assomigliava un po’ al dottor Zivago, credo.” (Q. Xiaolong, Quando il rosso è nero)

“Ma nonostante facesse di tutto per non darlo a vedere, io so che quello era un uomo con la U grande. Uno dei pochi. Un pellegrino vero.” (N. Artuso, Il passo perfetto)

“Gli piaceva osservare, dedurre, indovinare, scoprire facce nuove, soppesare figure in ascesa, potenti in declino, patti taciti, tradimenti da salotto, delitti sociali.” (E. Mendoza, La verità sul caso Savolta)

“Pareva vivere unicamente secondo la propria legge e ubbidire solo al proprio codice di comportamento.” (I. Némirovsky, Jezabel)

“Tale senso di autorità emana dalla sua scarna figura che nessuno accenna a reagire.” (F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov)

“La melanconia del carattere, l’intelligenza inasprita, la bontà d’animo, perfino le debolezze e i vizi, compagni inevitabili dell’umanità, tutto era in lui attraente fuor del comune.” (Alexàndr Puškin, Viaggio ad Arzrúm)

“Sempre più scopro la bontà e la saggezza di quest’uomo e sento che ha qualcosa d’importante da dare.” (T. Tarnoff, Il venditore d’ossa di Benares)

“Un eroe della resistenza alla mediocrità del mondo.” (S. Quadruppani, In fondo agli occhi del gatto)

“Tu hai paura di te stesso. Di niente altro. Questo vale anche per me.” (H. Mankell, Scarpe italiane)

“I posteri se lo ricorderanno, e a lui, che gliene viene?” (M. Morazzoni, Un incontro inatteso per il consigliere Goethe)

“Magari è uno di quei tipi tranquilli, troppo saggi per desiderare l’immortalità.” (S. Sant’Anna, All’imbocco del tunnel)

“L’uomo era colto, intelligente, sveglissimo, ma si sentiva che non aveva alcun bisogno di dimostrarlo. Era sereno.” (T. Terzani, Un altro giro di giostra)

“Geniale, geniale, geniale! E profondamente altruista.” (A. Bracci, Il treno)

“Anzi, è l’uomo perfetto, oserei dire.” (R. Charbonnier, La sorella di Mozart)

“À d’aussi augustes sentences, il n’y a rien à ajouter.” (A. Nothomb, Hygiène de l’assassin)

“Mai nessuno ha parlato così di se stesso.” (I. Bachmann, Ondina se ne va)
letteratura
(Due parole su) Confine di Stato
16 ottobre 2007
 

Da oggi su questo blog riprendono le “Due parole su…”.

A chi mi ha chiesto, con sgomento, se avessi smesso di leggere libri, rispondo di no: assolutamente – e ovviamente – no. Ma temo che non sarò più in grado di scrivere due parole su ogni libro che divoro. Ne sceglierò uno al mese, più o meno: credo sia quanto il mio (sempre più tiranno) tempo libero mi permetterà di fare.

Ma andiamo subito al sodo:

recentemente ho letto…

Simone Sarasso, Confine di Stato, farfalle Marsilio, pp. 416, euro 18,00.

Valerio Evangelisti, celebrato autore – tra le altre cose – dei romanzi dell’inquisitore Eymerich, invita a leggere con attenzione Confine di Stato, perché “siamo di fronte a un libro importante e a un esordio strepitoso”.

Ha perfettamente ragione, Evangelisti. Simone Sarasso non ha ancora trent’anni, ma racconta gli avvenimenti più oscuri della storia italiana (il caso Montesi, il delitto Mattei, gli attentati, le stragi, Feltrinelli, Moro, Ustica, eccetera) fornendo una chiave di lettura plausibilissima nella sostanza e originalmente romanzata nella forma.

Ripercorrendo la seconda metà del Novecento, si muove con cognizione di causa tra guerre di partito, inconfessabili segreti di Stato, interessi delle logge, loschi accordi internazionali, un clima di tensione che mette ancora i brividi. E tratteggia, fra i cattivi, personaggi potenti, freddi, senza scrupolo, rimorso, pietà. Ma chi sono i cattivi? Certo non dovrebbero essere i carabinieri, la polizia, l’esercito, i servizi segreti: quelli esistono per proteggere i cittadini e la democrazia. Sì, come no: prendete Andrea Sterling, inquietante filo conduttore del Confine di Stato, sinistro coprotagonista di tutti i grandi casi ancora irrisolti che il talentuoso Sarasso affronta e ci spiega. E poi ne riparliamo.

Seguono i consueti assaggi.

“Chiunque, in quegli anni, aveva seguito lo scandalo, non la vicenda giudiziaria. Appiccicati ai vetri dell’aula del tribunale per vedere politici crocifissi, sgualdrinelle pentite, pretini gaudenti. Perché se la loro vita faceva schifo, se ogni giorno la gente comune veniva presa a calci in culo, quando capitava a un pezzo grosso non bisognava perdersi lo spettacolo.”

“Era un capo nato, lui. E un capo non teme la morte. Non può permetterselo. Troppe cose dipendono dalla sua determinazione.”

“Quello che vedi in questa vasca è lattice. Viene dalle capsule immature del papavero. Lo estrai, lo disidrati, me lo spedisci. Io lo reidrato, lo mescolo ad altre polverine magiche e tiro fuori la miglior invenzione del mondo. Dopo la fica, s’intende…”

“Ci sono solo due tipi di persone che entrano in polizia: i disperati e quelli che hanno voglia di menare le mani. L’onore, la disciplina, la causa: tutte cazzate. Un lavaggio del cervello che viene dopo. Al punto zero della carriera di ogni sbirro le motivazioni sono due: fame o violenza. Nient’altro.”


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permalink | inviato da francescodenti il 16/10/2007 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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